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Stefano Santi | Painter and Architect

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Stefano Santi nasce ad Acquafredda, in provincia di Brescia, il 26 dicembre 1965. Si laurea in architettura nel 1993, quando inizia un’intensa attività di progettista nelle zone di Brescia, Mantova, e Verona. Tramite l’architettura, Santi esamina i territori periferici, paesaggi dissolti tra agricoltura intensiva, allevamento, edifici storici e nuove infrastrutture, paesaggi costruiti da lunghe stratificazioni e radicalmente trasformati dalle economie industriali e edilizie del dopoguerra. Nei primi anni della sua attività professionale, Santi adopera il progetto di architettura per analizzare, comprendere e trasformare il paesaggio. Utilizza schizzi, disegni, fotografia e osservazione diretta del territorio come metodo d’indagine. I metodi dell’architettura portano Santi non solo a comprendere il paesaggio, ma anche a filtrarlo attraverso le chiavi interpretative dello spazio sociale. Chi ha prodotto questi paesaggi? In che modo le intense attività quotidiane delle persone hanno costruito questi spazi?

A quarant’anni, nel 2005, Santi si avvicina alla pittura a olio. Sin dalle prime opere, si nota come l’artista abbia voluto trasferire sulla tela le chiavi di lettura proprie dell’analisi architettonica. Il suo primo maestro è Vittorio Bustaffa, illustre pittore e illustratore docente all’accademia del fumetto di Padova. Attraverso Bustaffa, Santi assorbe i caratteri della pittura accademica classica, fatta di una tecnica sofisticata e da lunghi studi su proporzioni, anatomia, forme e volumi. Quest’approccio speculativo alla composizione è sopravvissuto negli anni ed è divenuto una caratteristica fondante delle opere di Santi. Dal 2011, il suo maestro è Angelo Bussacchini, noto artista di Brescia, anch’egli docente all’accademia di Padova. Il maestro Bussacchini trasmette a Santi un approccio completamente diverso, tecnico e artigianale, fatto di un forte pragmatismo, pittura dal vero, e dal desiderio di cogliere l’essenza momentanea del soggetto pittorico. La mediazione fra queste due figure di riferimento molto diverse conferisce a Santi un approccio unico e complesso, fatto di lunghi studi compositivi ma anche di un’attenzione al gesto pittorico e alla sedimentazione della materia cromatica sulla tela. Questi approcci tecnici applicati all’indagine sulla materialità e spazialità del territorio costituiscono la cifra pittorica di Santi.

Le opere di Stefano Santi riscuotono immediato interesse nella critica per via della novità dei soggetti, spesso edifici o paesaggi considerati ordinari e brutti, e per una tecnica espressiva sempre più originale. Nel 2016, il critico e docente universitario Massimo Rossi scrive: “Con Stefano Santi vi è una facile tentazione di realismo. Dopo pochi attimi, tuttavia, ci si accorge di quanto la questione sfugga al semplice sguardo per divenire, quindi, memoria, impressione, struggimento, interrogazione. Un viadotto non è più una banale infrastruttura e una corsia autostradale sgrana, veloce, in un metaforico orizzonte in fuga”. Altri critici e intellettuali hanno scritto di Santi. Tra questi: Leonardo Tonini, filosofo, Andrew MacNair, curatore, Paola Artoni, storica dell’arte, Elisabetta Pozzetti, docente universitaria, critica e storica dell’arte. Dopo le prime mostre ad Acquafredda (BS) nel 2012 e Castel Goffredo (MN) nel 2013 insieme ad Angelo Bussacchini, Santi espone a Casatico (MN) nel 2014, alla Torre Civica Marmirolo e nella Sala Caminada di Manerbio nel 2016. Il 2017 è un anno importante per Santi: espone a Gazoldo degli Ippoliti (MN), a Villa Solidea a Castel Goffredo (MN); vince il primo premio nel concorso di Pittura Estemporanea a Marmirolo (MN) e ottienela menzione speciale al Premio Mestre – Concorso Internazionaledi pittura – dedicato al tema “visioni urbane e industriali”, con l’opera “Via Boragine”.

La pittura di Santi raccoglie interesse anche oltre oceano. Nel 2014, su invito del curatore Andrew MacNair, Santi presenta una performance video sul suo metodo pittorico all’Elvis Zapp Urban Film Festivaldi New York. Da alcuni anni intrattiene un intenso scambio artistico con il famoso pittore statunitense William Wray. Sempre il critico Rossi scriverà, rispetto a questo scambio artistico: “La loro è un’attrazione ovvia e dovuta. Dov’è la bassa bresciana? Dov’è la polverosa periferia texana? I due pittori si conoscono da sempre e in Stefano Santi non v’è meno America di quanto non vi sia di bassa bresciana in William Wray”. Le opere pittoriche di Santi sono state pubblicate su giornali e riviste specializzate, tra cui il n. 31 di AND, rivista di Architettura, Città, e Architettinel 2017, nell’ambito di una raccolta di opere dal titolo “Dipingere la Città”.

 

 

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